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La normativa italiana disciplina i permessi, il congedo straordinario, gli sgravi fiscali, l’indennità di accompagnamento, le pensioni di invalidità, gli assegni di invalidità e la pensione anticipata attraverso una legge che arriva nel febbraio del 1992 e viene definita legge 104/92. Garantisce assistenza, integrazione sociale e diritti dei disabili e di coloro che devono occuparsi di loro.
Qui il testo completo della Legge 104.

L’adeguato sostegno che la famiglia in cui vive una persona con gravi problemi di salute è il presupposto principale che garantisce dignità e autonomia.

Il raggio d’azione del testo di questa legge compete le persone che presentano una minorazione fisica, psichica che comporta un impedimento nelle relazioni sociali e nell’integrazione lavorativa e che, pertanto, provoca un evidente svantaggio e un disagio quotidiano.

In base alla natura e alla consistenza della minorazione, la persona coinvolta, ha diritto alle prestazioni che sono stabilite in suo favore e le situazioni di gravità, vale a dire quelle per cui la minorazione è causa di una sensibile riduzione della personale autonomia, sono prioritarie nei programmi e nell’intervento che i servizi pubblici sono tenuti a garantire.

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Ai sensi e per gli effetti degli articoli 7, 13 e 23 del D.Lgs. n. 196/2003,

Come richiedere la Legge 104

La persona che volesse usufruire di quei benefici garantiti dalla suddetta legge deve richiedere e ottenere l’accertamento dell’handicap attraverso un esame che una commissione medica appartenente alla ASL di competenza effettua e fanno parte della commissione anche un operatore sociale e un medico dell’Inps. L’interessato o i suoi familiari dovranno presentare una domanda all’Inps attraverso il canale telematico preposto.

In materia di tutela, tra le varie norme, questa legge, attraverso l’art. 33, inoltre, affronta anche il tema dei permessi retribuiti mensili per le persone che assistono una persona con handicap o che sia affetto da una patologia invalidante. Secondo questo articolo, è consentito gestire gli orari e le modalità di assistenza in base alle necessità dell’assistito che ha diritto ad un’adeguata cura. È necessario, infatti, che anche coloro che assistono le persone invalide abbiano una tutela nel loro diritto all’attività di assistenza che garantisca un’adeguata continuità e qualità della stessa e che ricevano le garanzie necessarie per proseguire la propria attività lavorativa in maniera da conciliare, senza ulteriori problemi, entrambe le cose, e senza interferire con le proprie esigenze di vita. I permessi retribuiti, infatti, che demandano anche al buon senso del lavoratore, e non possono essere utilizzati come ferie, lo tutelano nello svolgimento della sua vita sociale per poter svolgere quelle attività per cui il lavoro e l’assistenza diventano ostative.

I premessi retribuiti

Ai sensi della legge 104, i permessi previsti retribuiti per il lavoratore disabile corrispondono a 3 giorni di riposo tutti i mesi, che sono anche frazionabili in ore, oppure in riposi di 1 o 2 ore di assenza dal lavoro a giornata. Per il lavoratore che invece assiste una persona disabile, la distribuzione dei permessi varia in base all’età prevista dell’assistito. Nel caso in cui un genitore debba occuparsi un figlio disabile che abbia un’età inferiore ai 3 anni, questo può godere del diritto al prolungamento del congedo parentale, quella forma di astensione facoltativa dal lavoro che si può richiedere nei primi anni di vita del bambino con diminuzione o annullamento della retribuzione. Il prolungamento è previsto fino al compimento del dodicesimo anno di vita del bambino e per un periodo massimo di altri tre anni. Possono inoltre godere di tre giorni di permesso mensile, fruibili anche non consecutivamente o di riposi orari di una o due ore al giorno in base al loro orario di lavoro.

La legge prevede che se il figlio ha un’età tra i 3 e gli 8 anni, i genitori possono avere diritto al congedo parentale e alle assenze fino al compimento del dodicesimo anno di età del bambino, con rinnovo di ulteriori tre anni e ai permessi mensili di tre giorni. Non godono, invece, dei riposi orari.

Nel caso in cui, invece, il disabile abbia compiuto il diciottesimo anno di età, sia egli coniuge, figlio o parente, il lavoratore che lo deve assistere ha diritto a tre giorni di permesso mensili.

Per beneficiare delle agevolazioni previste da questa legge, si deve inoltrare una domanda in cui, attraverso un’autocertificazione, vengano specificate tutte le condizioni personali che comportano la necessità della domanda attraverso moduli predisposti: tutti i dati personali, la relazione e il grado di parentela, affinità o coniugio e la situazione di handicap.

Una sottile differenza vi è tra il settore pubblico e quello privato. Nel caso del primo, le domande vengono sempre esaminate dai dirigenti dell’amministrazione dell’ufficio in cui il richiedente lavora. Nel caso del settore privato, invece, è necessario che l’Inps rilasci un verbale che certifichi la disabilità. La validità della domanda parte dalla data di presentazione della stessa in entrambi i casi e qualsiasi variazione deve essere tempestivamente comunicata.


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Quale punteggio (percentuale di invalidità) per la Legge 104

La legge 104 riguarda i portatori di handicap che hanno una vita compromessa sia a livello lavorativo, sia a livello sociale. È pertanto importante distinguere tra portatori di handicap e persone disabili perché la legge in oggetto è applicabile ai portatori di handicap, anche se hanno una invalidità ridotta. Infatti, l’invalidità, sia essa riconosciuta anche al 100% e che comprometta la condizione lavorativa, non è necessariamente presentata da un portatore di handicap.
Viceversa, una persona portatrice di handicap può dimostrare di avere un’invalidità anche ad una percentuale più bassa. Quindi, per distinguere i vari casi, la discriminate diventa la valutazione sulla capacità lavorativa che non rientra nella valutazione dell’handicap che si basa, invece, su criteri medico-sociali. La legge 104 distingue ben tre livelli diversi di gravità rispetto ad un handicap. Una persona, infatti, può presentare un handicap senza connotazione di gravità; un handicap in situazione di gravità; un handicap superiore ai 2/3. Nei tre casi, le agevolazioni della legge 104 riguardano i benefici fiscali e lavorativi. L’invalidità, invece, intesa come riduzione della capacità lavorativa, darà diritto alle prestazioni assistenziali e ai benefici previdenziali, quali la pensione di invalidità e di inabilità e l’anticipo del pensionamento.

Part-time e permessi nella Legge 104

Va fatta una particolare precisazione in merito ai permessi di coloro che svolgono un lavoro su un orario part time, al fine di evitare una proporzione dei permessi che possa risultare illegittima e che comporterebbe una discriminazione tra i lavoratori a tempo pieno e i lavoratori part time. Innanzitutto, va effettuato un primo distinguo sulla base del tipo di part time che il lavoratore, che può usufruire dei permessi concessi dalla legge, svolge. È infatti possibile che il lavoratore sia assunto part time e che il numero delle giornate lavorative sia superiore al 50% del lavoro full time. In altri casi, invece, è possibile che le giornate di lavoro siano inferiori a quel 50% o che il part time si riferisca solo allo svolgimento di un lavoro limitato a determinati periodi distribuiti durante tutto l’anno.

Nel caso in cui il lavoratore sia presente sul posto di lavoro per un tempo superiore al 50% del lavoro ordinario, il datore di lavoro è tenuto ad assicurare la fruizione integrale dei permessi che sono contemplati come diritto per coloro che hanno fatto richiesta di accedere ai vantaggi della Legge 104.

Tuttavia, va fatta una distinzione anche tra i tipi di part time che possono essere di tipo orizzontale, vale a dire tutti i giorni lavorativi, con un orario ridotto; o verticale, per cui il lavoratore si reca sul posto di lavoro solo alcuni giorni lavorativi. Nel part time orizzontale, il lavoratore può godere dei tre giorni di permesso e che corrisponderanno al numero di ore previsto dal contratto. Per il part time verticale, invece, la situazione cambia: nella pubblica amministrazione, infatti, il permesso di tre giorni è proporzionato alle giornate lavorate; così come nel settore pubblico, in cui il permesso è direttamente proporzionale, anche nel caso in cui venga fatta richiesta di un frazionamento in ore dei giorni di permesso.

Legge 104: a chi spetta

Le categorie degli aventi diritto a fruire di questa legge, sia tra i dipendenti statali (scuola, pubblica amministrazione, ecc.) sia tra coloro che lavorano nel settore privato, sono diverse. La normativa parla, ovviamente, subito dei soggetti disabili che godano di un contratto individuale di lavoro dipendente, sia che abbiano un contratto full time, sia che lavorino solo part time. Non rientrano nei beneficiari di questa legge i lavoratori autonomi, i lavoratori parasubordinati, quello agricoli a tempo determinato, vale a dire quelli occupati a giornate, i lavoratori che svolgono il loro lavoro da casa e coloro che sono addetti a lavoro domestici o familiari.

Rientrano come beneficiari della legge i genitori che siano lavoratori dipendenti, compresi anche i genitori adottivi o affidatari di figli affetti da una grave patologia, anche non conviventi; i coniugi, lavoratori dipendenti; i lavoratori dipendenti che siano perenti o affini entro il II grado del soggetto disabile e che siano con lui conviventi: figli, nonni, nipoti, fratelli, suocere, generi, nuore, cognati; i lavoratori dipendenti che siano patenti o affini entro il III grado: zii, nipoti, bisnonni, bisnipoti. Questi hanno anche diritto alla concessione di un eventuale trasferimento, qualora risultasse necessario all’assistenza.

Inoltre, l’assistenza prevista ai disabili può essere garantita anche alle parti di un’unione civile e ai conviventi di fatto con riferimento, però, esclusivamente al partner, escludendo la possibilità di assistenza ai parenti del compagno che non possono essere inclusi nel campo di applicazione di questa legge.

La legge agevola i disabili anche quando, nel caso di concorsi pubblici, vi sia una prova preselettiva che gli stessi non sono tenuti ad affrontare.

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Agevolazioni fiscali

Le varie tipologie dei benefici e le agevolazioni fiscali che derivano da questa legge sono molteplici e riguardano sia i portatori di disabilità sia il familiare che lo assiste. Le guide alle agevolazioni fiscali sono facilmente reperibili sul web, noi ve ne diamo un accenno. Prima fra tutte c’è la detrazione dei figli a carico che variano in funzione del reddito e deve essere ripartita al 50% tra i coniugi. Diversamente, è possibile scegliere di attribuire la detrazione ad un genitore solo e, in questo caso la scelta potrà ricadere sul genitore che possiede il reddito più elevato.

Atre agevolazioni riguardano i veicoli ed in particolare la detrazione di imposta corrisponde al 19% dell’ammontare del prezzo totale, il cui massino deve essere 18.075,99 euro. Le agevolazioni per i veicoli sono valide 4 anni e decorrono dalla data di acquisto, per un solo veicolo. Va da sé che il veicolo debba essere utilizzato esclusivamente a beneficio del portatore di handicap. Una detrazione del 19% verrà applicata anche alle eventuali spese che si dovranno sostenere per gli aggiustamenti necessari per adeguare il mezzo e agevolare il trasporto per cui viene acquistato. Anche l’iva, in questo caso, è agevolata ed è pari al 4% e viene garantita l’esenzione dal bollo auto e dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.

Il 19% è la percentuale fiscale detratta anche sulle spese mediche. Tale detrazione viene concessa alle persone che non siano autosufficienti e che non siano in grado di prendersi cura in maniera autonoma della propria igiene personale, che non possano vestirsi da sole e che abbiano bisogno di un’assistenza continuativa. Inoltre vi sono agevolazioni per l’eliminazione delle barriere architettoniche e per l’acquisto di un cane guida da parte di una persona non vedente.

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INPS (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale)

L’Inps ha un ruolo fondamentale in questa normativa in quanto è l’ente preposto ad esaminare ed accettare le domande che arrivano dal settore privato. Come già anticipato, la disabilità del richiedente o del parente del richiedente deve essere accertata da un verbale della cui compilazione si occupa l’Inps. È necessario, quindi, che l’Inps riceva una domanda in via telematica per il riconoscimento dell’handicap che è il primo passo da fare.

La domanda viene compilata dal medico curante che certifica la natura dell’invalidità, le patologie invalidanti che colpiscono il paziente, tutte le patologie stabilizzate o ingravescenti che generano la non rivedibilità, quindi si occupa di trasmetterlo all’Inps. In abbinamento a questo certificato medico, è l’interessato che trasmette all’Inps la domanda, anche questa per via telematica.

A seguito delle domande, verrà stabilita una data in cui si dovrà svolgere una visita da parte del medico designato dall’Inps. Dietro specifica richiesta, la visita potrà anche essere fatta a domicilio.

Oltre al canale telematico a cui il cittadino accede facilmente attraverso il portale dell’Istituto attraverso un PIN, l’Inps mette a diposizione anche un Contact Center Multicanale da contattare e al quale rispondono operatori qualificati che aiutano il cittadino ad inoltrare la domanda.

Sia che si utilizzi il canale telematico, sia che si utilizzi il Contact Center Multicanale o che si ricorra, terza ipotesi possibile, ad un patronato, attraverso il servizio telematico da questo offerto, è importante tenere bene a mente che qualsiasi tipo di variazione delle condizioni dichiarate nella domanda devono essere comunicate tempestivamente all’Inps e al datore di lavoro.

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