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Frattura del femore: quanto è pericolosa e perché è importante un recupero veloce

La frattura del femore è un trauma molto frequente in età avanzata e ha un impatto notevole sulla vita degli anziani: recuperare velocemente la mobilità dopo la cura è importante per evitare i rischi associati e tornare alla propria vita quotidiana.

frattura femore degli anziani

Cause e sintomi della frattura del femore nell’anziano

Il femore è l’osso più lungo del corpo umano e si articola nella parte superiore con l’anca, costituendo l’articolazione coxo-femorale, e nella parte inferiore alla tibia e alla rotula, formando l’articolazione del ginocchio.

Cause della frattura del femore

La frattura del femore colpisce tipicamente le persone anziane e in particolare le donne, più portate alla fragilità ossea a causa di una predisposizione all’osteoporosi.

Le personeanziane sono maggiormente colpite dalle fratture femorali perché sono soggette a condizioni che rappresentano delle concause, come la sensazione di dolore, pesantezza e gonfiore alle gambe, la fragilità articolare e la debolezza muscolare, che comportano una riduzione della stabilità mentre si cammina. Inoltre, la salute delle ossa è a rischio anche nelle donne affette da menopausa precoce e nei soggetti che hanno un basso livello di calcio e di vitamina D e quindi non hanno sviluppato una massa ossea adeguata.

Sintomi della frattura del femore

I sintomi della frattura del femore sono solitamente il dolore acuto che può irradiarsi dall’inguine fino al ginocchio e la mobilità ridotta e faticosa dell’articolazione coxo-femorale. Nei soggetti con una maggiore predisposizione, come chi è affetto da osteoporosi, i sintomi possono essere avvertiti anche prima della rottura.

Il danno a carico dell’osso femorale comporta generalmente gonfiore, lividi e accorciamento dell’arto interessato. Quando la rottura segue il progressivo indebolimento osseo può limitare i movimenti dell’intero arto inferiore e anche a seguito dell’intervento chirurgico il paziente potrebbe non recuperare totalmente il controllo motorio dell’arto.

Fattori scatenanti della frattura del femore

I fattori scatenanti della frattura negli anziani sono principalmente due: le cadute accidentali e le fratture da stress. Il femore, infatti, insieme all’articolazione dell’anca, svolge un ruolo molto importante nella deambulazione e nella capacità di stare in piedi. Durante l’età avanzata, il rischio di caduta è maggiore ed è molto frequente che il danno a seguito della caduta sia più grave a causa della minore reattività e della fragilità ossea. I traumi, però, non sono sempre le cause scatenanti della rottura: la frattura può essere la conseguenza di un indebolimento progressivo della struttura ossea e solitamente in questi casi il dolore e la difficoltà di movimento si manifestano addirittura prima della frattura.

Quali sono le complicazioni della frattura femorale

La frattura femorale, come la maggior parte dei traumi, può avere complicanze anche gravi, soprattutto per i pazienti anziani, che hanno una probabilità più alta di incorrere in patologie del sistema articolatorio e del sistema cardiovascolare.

Le conseguenze del danno al femore si differenziano anche in base al tipo di frattura: una frattura composta è caratterizzata da un rischio minore rispetto una frattura scomposta, che può causare anche la lacerazione di muscoli e pelle.

Le complicazioni più comuni della frattura del femore sono:

  • l’artrosi,
  • le infezioni,
  • i danni ai nervi,
  • le deformità,
  • le necrosi,
  • le piaghe da decubito
  • i rischi cardiovascolari.

Più tempo passa dal momento della frattura, maggiore è il rischio di complicanze: i pazienti anziani possono incorrere in infezioni delle vie urinarie o delle vie respiratore se l’intervento chirurgico non è tempestivo e anche a seguito dell’intervento devono essere tenuti sotto osservazione.

La frattura del femore, soprattutto quando interessa il collo, cioè la parte superiore dell’osso, che si articola con l’anca, può dare origine a necrosi, rendendo necessaria la sostituzione dell’articolazione.

L’osteonecrosi e le infezioni seguite alla frattura femorale aumentano anche il rischio di complicanze cardiovascolari e respiratorie, come trombosi venosa e tromboembolia. Il sistema cardiovascolare risente anche della compressione dei vasi sanguigni e dell’immobilità che segue il danno: questo può causare un’altra grave complicanza, la sindrome compartimentale, molto pericolosa perché può comportare la perdita dell’arto.

Il danno all’articolazione e la condizione di immobilità dovuta alla frattura possono avere altre conseguenze: l’indebolimento dell’osso e dell’articolazione può causare o peggiorare l’osteoartrosi, una patologia molto comune in età avanzata che si manifesta con dolore cronico e rigidità articolare. La pressione e la stasi prolungata, invece, sono fattori che facilitano la comparsa di piaghe da decubito, zone in cui il sangue non riesce ad arrivare, con la conseguente morte del tessuto. Per evitare queste complicazioni è necessario cambiare spesso posizione ed eseguire la fisioterapia prescritta dal medico in seguito all’intervento chirurgico.

Diagnosi e cura del femore fratturato

La diagnosi della frattura al femore viene effettuata attraverso un esame clinico e una radiografia: solitamente la diagnosi è immediata, soprattutto se il danno segue una caduta, ma anche la frattura da stress è facilmente riconoscibile dal dolore acuto e dall’incapacità di fare movimenti sia con l’anca sia con l’intera gamba. La diagnosi di frattura al femore richiede nella maggioranza dei casi l’intervento chirurgico, che viene svolto di solito entro due giorni dall’evento scatenante, per ridurre il rischio di infezioni e altre complicanze e procedere il prima possibile al lungo iter che va dal ricovero alla completa guarigione, limitando così il tempo che il paziente trascorrerà a letto.

Il trattamento chirurgico ha lo scopo di rimettere in piedi il paziente al più presto e può variare a seconda dell’età: nel caso di una bassa richiesta funzionale, tipica di pazienti poco attivi come gli anziani, si procede di solito con l’inserimento di chiodi e placche e l’utilizzo di protesi adatte a garantire l’autonomia motoria dell’anziano. Se la frattura è scomposta, l’operazione sarà più impegnativa e così il tempo necessario a recuperare la mobilità, con il rischio di perdere in parte la funzionalità dell’articolazione coxo-femorale.

Dopo l’intervento chirurgico, il paziente inizia subito la riabilitazione, per favorire un recupero il più possibile precoce. Il trattamento comincia durante il periodo di ricovero con la ginnastica respiratoria, per poi passare all’attività fisioterapica, una volta che l’anziano riesce a mantenersi seduto e poi in piedi con il supporto di ausili. Inizialmente il paziente avrà bisogno di un deambulatore, ma potrà presto utilizzare le stampelle, che garantiscono la stabilità sufficiente a muoversi e svolgere l’attività riabilitativa.

I tempi di riabilitazionevariano da persona a persona, ma generalmente i pazienti anziani hanno bisogno di diverse settimane per ritrovare la forza per camminare e può capitare che anche dopo la completa guarigione il controllo motorio non sia più lo stesso di prima.

L’importanza di un recupero veloce

Perché è importante

La frattura del femore è un rischio da non sottovalutare per la salute delle persone anziane e, quando si verifica, il paziente deve essere correttamente curato e assistito per favorire un recupero veloce.

È importante che gli anziani comincino da subito a fare degli esercizi respiratori e a muoversi, in modo da non scoraggiarsi o ritardare il recupero. L’attività riabilitativa serve a riprendere il controllo dei movimenti e a evitare i rischi post-operatori legati all’immobilità.

Anche quando il paziente torna a casa è necessario che sia assistito negli esercizi terapeutici, che devono diventare una normale attività quotidiana: il recupero veloce della mobilità si accompagna alla ritrovata motivazione nel riprendere le proprie abitudini e al miglioramento dell’umore. Osservare degli effettivi segni di miglioramento è importante per affrontare il piano di recupero e beneficiare il più possibile della fisioterapia.

Le prime fasi del recupero hanno un impatto notevole sugli effetti a lungo termine della riabilitazione e sulla qualità della vita degli anziani che subiscono interventi chirurgici: quanto più velocemente il paziente recupera la mobilità e il desiderio di muoversi tanto meglio affronterà le difficoltà post-operatorie e i cambiamenti nella deambulazione tipici dell’età avanzata.

Le fasi della riabilitazione

La riabilitazione inizia nei giorni successivi all’operazione, con esercizi di respirazione e cambi della postura volti a evitare complicazioni. Nella prima settimana il paziente resta a letto, alternando la posizione supina, prona, semiseduta e seduta, e dopo questo breve periodo inizia la rieducazione degli arti superiori e del bacino, per poi ricominciare gradualmente a camminare.

Iniziare a camminare con il supporto di ausili come deambulatori e stampelle è fondamentale perché l’anziano non perda la motivazione e l’abitudine a muoversi. Stare in piedi e camminare fin dalle prime settimane successive all’intervento chirurgico favorisce la prevenzione di patologie associate all’immobilità, come insufficienza e trombosi venosa, che sono molto frequenti in pazienti anziani che hanno subito un’operazione agli arti inferiori. Per scongiurare le patologie del sistema cardiovascolare, è possibile che il medico prescriva dei farmaci antitrombotici da affiancare alla fisioterapia.

La durata della riabilitazione post-operatoria dipende dalla salute generale e dall’età del paziente, così come dalla gravità della fattura, e prevede diversi tipi di esercizi, dal potenziamento muscolare, alla mobilità articolare al controllo della coordinazione. Questo tipo di attività fisica è semplice e richiede assistenza nella fase di recupero, ma, una volta che il paziente ha imparato la forma corretta dell’esercizio, può continuare la fisioterapia, anche quando non avrà più bisogno di ausili e assistenza.

Spesso la frattura e l’intervento hanno effetti a lungo termine sul controllo motorio dell’anziano, ma il paziente può mantenere un certo grado di autonomia abituando il corpo all’attività fisica, che, per quanto ridotta, è statisticamente associata a una migliore qualità della vita.

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