Accudire i genitori anziani tra dovere e amore

Molti figli accudiscono i genitori divenuti anziani, per affetto o per dovere. Ecco tutte le informazioni e alcuni consigli per offrire la migliore assistenza ai genitori.

Accudire i genitori anziani tra dovere e amore

Accudire i genitori anziani: amore o senso del dovere?

Per i figli, prendersi cura dei genitori anziani è un gesto dettato sia dall’amore che dal senso del dovere.

Molto spesso le due dimensioni si intrecciano, e la scelta di donare il proprio tempo ai genitori può diventare, in una situazione di necessità, un obbligo che sottrae ore e ore ogni giorno al resto della famiglia o all’attività lavorativa.

Ciò può dipende dal rapporto che legava prima genitori e figli. Anche la distanza o meno dai genitori può influire. Senza contare poi la variabile della gravità della condizione dei genitori bisognosi di supporto.

Insomma, le situazioni possono essere molteplici e varie. Il più delle volte, senso del dovere e amore per i genitori si intrecciano e si confondono.

L’importante, per i figli, è sapere come prendersi cura dei genitori anziani nel modo migliore, e cercare di gestire questa fase con attenzione e rispetto.

Quali accorgimenti adottare per accudire un anziano in casa

È impossibile stabilire quali sono gli accorgimenti migliori per tutti i casi. La cura del genitore anziano dipende da un gruppo di fattori: dal livello di autonomia residua e dalla struttura dell’ambiente all’eventuale presenza di altri aiuti, erogati dalla famiglia o da enti esterni.

Al massimo, si può ricordare la regola fondamentale da cui derivano tutte le altre: bisogna garantire al genitore anziano la massima sicurezza, un’attenzione costante alla salute e al benessere, e se possibile l’ascolto e la comprensione.

Con questi obiettivi in mente si può per esempio:

  • controllare che l’anziano assuma i farmaci necessari e si sottoponga alle visite mediche;
  • adattare la casa ai bisogni del genitore e al suo grado di mobilità, installando ascensori o montascale per superare le barriere e acquistando altri ausili;
  • curare la pulizia del genitore e la sua alimentazione, aiutarlo nelle faccende e migliorare i suoi ritmi quotidiani;
  • parlare al genitore dei suoi problemi personali, dei suoi tempi e della sua vita;
  • quando necessario, riconoscere il momento in cui è bene chiedere un sostegno esterno.

Il figlio che diventa “caregiver” del genitore si trova in una situazione complessa. Talvolta, per orgoglio o per senso di colpa, non vuole ricorrere all’aiuto delle istituzioni o delle organizzazioni no-profit. Sono molti gli ostacoli da superare, di natura sia economica, poiché talvolta i contributi pubblici e privati non sono sufficienti, sia psicologica, come l’idea per cui solo il figlio può dare al genitore l’amore di cui necessita.

Tuttavia, specie se abita lontano, il figlio è spesso costretto a chiedere un supporto esterno, a volte quasi da subito. Occorre individuare il giusto interlocutore, sia pubblico che privato, e scegliere le risorse migliori sul territorio, dedicando tempo alla ricerca.

L’opzione migliore, se la condizione dell’anziano lo consente, è l’assistenzadomiciliare: grazie a essa, si può beneficiare del supporto di personale qualificato, medici e infermieri direttamente nell’abitazione. In altri casi, occorre l’assistenza costante di una badante, da selezionare con cautela. Spesso, infine, bisogna affidare il genitore a un servizio residenziale.

Cosa fare se il genitore non è autosufficiente

Ogni problema citato si acuisce se il genitore non è autosufficiente. L’assistenza a un anziano in questo stato ha ripercussioni anche pesanti su tutta l’organizzazione familiare. I figli che devono assumere la responsabilità del ruolo di caregiver possono perfino rinunciare al lavoro o ad aspetti importanti della vita privata.

Di nuovo, è necessario tenere a mente i propri limiti, e accettare le opportunità esterne di aiuto. Comprendendo, innanzitutto, quale sia la realtà di assistenza più adatta al genitore.

In caso di non autosufficienza si ricorre in genere a una badantefissa. Si tratta però di una soluzione spesso inadeguata, per la scarsa formazione della badante stessa o per i bisogni specifici dell’anziano. Occorre affiancare a questa figura professionale anche degli operatori esperti del settore sociale e sanitario, e rivolgersi sempre a dei professionisti per valutare le migliori opzioni per la qualità della vita del genitore.

Quando affidare l’anziano a un servizio di assistenza esterno

Se la badante e l’assistenza domiciliare non bastano più, e il figlio non riesce a soddisfare i bisogni del genitore con i propri mezzi, è arrivato il momento di affidare l’anziano a un servizio di assistenza residenziale, ovvero a una comune casa di riposo.

Il ricovero può rendersi necessario all’improvviso, per una patologia inattesa che rende la situazione insostenibile nell’ambiente domestico. Di frequente, però, c’è la possibilità di attivarsi preventivamente, quando si verificano determinate condizioni, tra le quali:

  • peggioramento della salute generale e, in particolare, delle condizioni fisiche (dimagrimento, cadute frequenti, difficoltà motorie);
  • maggiore difficoltà nel compiere semplici azioni quotidiane, come mangiare, lavarsi e vestirsi;
  • crescente incuria della casa, disordine e sporcizia;
  • isolamento in casa, apatia, depressione e in generale improvvise incapacità di relazione;
  • problemi di memoria, di articolazione delle parole o di umore, spesso indice di demenza o Alzheimer e causa di complicazioni ulteriori (come scordarsi di assumere i farmaci).

Genitori anziani e figli: cosa dice la legge

Per la legge, i figli hanno l’obbligo di assistere i genitori anziani, così come hanno avuto il diritto di essere assistiti a loro volta da bambini e da giovani. L’obbligo si estende ovviamente a tutti i fratelli, inclusi i figli naturali.

In particolare, l’articolo 315-bis del Codice Civile stabilisce, nel contesto dei diritti e dei doveri del figlio, che questi “deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa”.

Si consideri anche che, giuridicamente, la persona anziana si trova sempre“in stato di bisogno”, ossia dispone di un reddito giudicato insufficiente a provvedere a tutte le necessità di cura e assistenza che la vecchiaia e le sue patologie impongono. In più, in base a diverse sentenze della Cassazione (1099/90, 9185/04, 21572/06, 3334/07), all’anziano è riconosciuta implicitamente l’incapacità di sostentarsi in autonomia, e dunque l’obbligo di assistenza per i figli è automatico.

Tra le altre cose, per l’articolo433 del Codice Civile, il figlio è tenuto a versare gli alimenti al genitoreanziano, in proporzione alla propria capacità economica. Gli “alimenti”, naturalmente, includono tutto quanto è necessario per vivere: alloggio, vestiario, cibo e così via.

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