Chi sono gli invalidi civili e come si ottiene il riconoscimento

Chi sono gli invalidi civili e come si ottiene il riconoscimento

Gli invalidi civili, per la legge italiana, possono ricevere benefici e agevolazioni fiscali. Ecco come si può richiedere il riconoscimento dell’invalidità civile, chi ne ha diritto e qual è la differenza tra invalidità civile e handicap.

La disabilità può porre chi ne soffre in una situazione di impossibilità di svolgere le funzioni del lavoro e della vita quotidiana, e può richiedere la presenza di un accompagnatore che affianchi la famiglia (anche a domicilio) nella presa a carico, nel trattamento e nella cura. Tale condizione garantisce il sostegno del sistema assistenziale nazionale: previa presentazione della domanda apposita e soddisfazione dei requisiti richiesti, lo Stato dà l’opportunità di accedere al riconoscimento della propria condizione di invalidità civile.

Che differenza c’è tra invalidità civile e handicap?

L’invalidità civile è un riconoscimento relativo alla riduzione della funzionalità lavorativa dell’individuo, mentre l’handicap è una condizione di infermità o minorazione che incide sulla capacità di relazione e di integrazione.

Invalidità civile e handicap sono due condizioni concretamente simili ma giuridicamente differenti.

La distinzione tra invalidità e handicap è fondamentale per capire chi ha diritto a ottenere il riconoscimento dell’una e dell’altra condizione. Per capire meglio, occorre rifarsi a due provvedimenti legislativi: la legge 118/71, concernente alcune “nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili”, e la legge 104/92, meglio nota semplicemente come “legge 104”, che riguarda “l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili”.

Nella prima norma, che ha convertito in legge il decreto governativo emanato nello stesso anno, vengono definiti invalidi civili quei cittadini affetti da patologie o problematiche invalidanti sia di natura congenita che acquisite, sia fisiche che psicologiche o psichiche, anche quando possono presentare un carattere di aggravamento progressivo.

Da tali condizioni può derivare il riconoscimento dell’invalidità civile nel caso in cui queste causino una riduzione della funzionalità e della capacità lavorativa (o scolastica, se si tratta di soggetti minorenni) pari almeno a un terzo.

Per la legge 104, invece, un soggetto è definibile come portatore di handicap qualora soffra di una minorazione di natura fisica, psichica o sensoriale tale da provocargli una difficoltà di apprendimento e memorizzazione, di relazione personale o di integrazione lavorativa, al punto da generare un processo di emarginazione progressiva o di disagio sociale. L’handicap, inoltre, è detto “grave” quando si tratta di una condizione che rende necessaria una forma di assistenza permanente, e degli interventi pubblici conseguenti.

Di conseguenza, lacondizione di handicap e quella di invalidità civile si differenziano per i criteri per mezzo dei quali ciascuna di esse viene individuata. La percentuale di invalidità è determinata sulla base della riduzione della capacità di lavoro (o di studio): ciò significa che l’invalido è colui che ha difficoltà a eseguire in modo standard una data attività, ma che può comunque essere inserito in un contesto lavorativo normale. Non così per il portatore di handicap, la cui patologia o menomazione gli rende difficile lo stesso inserimento sociale. Perciò, per esempio, è possibile che una condizione di invalidità soltanto parziale corrisponda a un handicap grave, o viceversa.

Chi sono gli aventi diritto all’invalidità civile?

Ha diritto al riconoscimento dell’invalidità civile chi soffre di:

  • una menomazione,
  • una patologia,
  • una perdita relativa a una funzionalità fisica, psichica o sensoriale.

Tali problematiche, quale che ne sia la natura, devono provocare un danno funzionale, ossia la limitazione della possibilità di svolgere un dato compito o una data attività nelle forme, nei modi e nei tempi considerati normali.

Il danno funzionale in questione deve ridurre di almeno 1/3 la capacità lavorativa del soggetto.

La legge, inoltre, stabilisce che sono considerabili invalidi anche i cittadini di età superiore ai 65 anni che abbiano difficoltà nel portare a termine i compiti propri della loro età. Naturalmente, sono considerati invalidi civili i ciechi, i sordi e coloro che sono affetti da simili gravi menomazioni sensoriali, mentre non lo sono gli invalidi di guerra e gli invalidi di lavoro o di servizio, che godono di altre forme di tutela.

I benefici riservati agli invalidi sono comunque subordinati al riconoscimento legale della loro condizione: è necessario seguire tutto l’iter previsto, cominciando dalla domanda di riconoscimento, che può essere presentata dall’interessato stesso o da un suo tutore.

Un caso particolare è rappresentato dai minori: alla domanda, presentata dai genitori o dai tutori legali, segue una valutazione svolta su criteri diversi, e da specialisti appositamente formati. Ai minorenni non viene assegnata una percentuale di invalidità fino al raggiungimento dei quindici anni, quando essa sarà necessaria per l’inserimento nelle apposite liste speciali di collocamento.

Richiesta e riconoscimento dell’invalidità civile

Il riconoscimento dell’invalidità civile prevede una serie di passi che cominciano con un’apposita richiesta, presentata dall’interessato o da un tutore legale.

  • Innanzitutto, occorre rivolgersial proprio medico curante, qualora sia abilitato dall’INPS, o a un patronato; il compito del medico è quello di compilare e inviare, tramite il sito dell’INPS, un modello prestabilito di certificato che riporta la condizione del paziente e la causa per cui richiede il riconoscimento dell’invalidità civile.
  • In seguito, entro un termine massimo di 90 giorni dall’invio del certificato medico, l’interessato o chi per lui deve inviare la documentazione relativa alla domanda effettiva, di nuovo attraverso il sito dell’INPS, in autonomia o, eventualmente, richiedendo assistenza per la compilazione.
  • In breve tempo verrà comunicata la data della visita, che verrà effettuata da un’équipe medica competente nella ASL di residenza. La commissione ha ovviamente il compito di valutare la situazione della persona interessata, verificando la fondatezza della sua richiesta di ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile. Ciascun problema manifestato viene valutato con un punteggio, stabilito in maniera il più possibile oggettiva sulla base delle direttive del Ministero della Salute; il risultato conclusivo dell’analisi è espresso in una percentuale totale di invalidità.
  • Una volta completata la visita, viene stilato un verbale in forma elettronica, che riporta l’esito dell’esame e, ove necessario, le eventuali patologie per cui non sia necessario effettuare visite di revisione in seguito. Ogni verbale approvato all’unanimità viene approvato dal responsabile medico legale dell’INPS, e assume un carattere definitivo, dando immediatamente diritto a tutti gli ausili previsti dalla legge.

Si noti che, in determinati casi, la commissione ha la facoltà di richiedere ulteriori accertamenti e documenti sanitari, qualora non venga raggiunto un parere unanime durante la prima visita. Parimenti, anche l’interessato (o chi ne fa le veci), nel caso in cui ritenga infondato il rifiuto da parte della commissione del riconoscimento della sua condizione di invalidità, ha la facoltà di fare ricorso presso il tribunale di competenza, e richiedere un nuovo esame della sua situazione.

Inoltre, dal momento che nella maggior parte dei casi l’interessato richiede il riconoscimento sia della propria invalidità civile che del proprio handicap, le visite relative a entrambe le pratiche possono essere unificate su richiesta, così da sveltire la procedura complessiva.

I benefici previsti per gli invalidi civili

A seconda della categoria riconosciuta ai cittadini disabili dalla certificazione della commissione medica, dunque, viene loro riconosciuto un certo livello percentuale di invalidità; sulla base di esso sono poi determinati i benefici e gli aiuti economici cui potrà accedere.

Si tratta di vantaggi di diversa natura, dagli aiuti economici (come agevolazioni fiscali e, in alcuni casi, esenzione dall’imposta) a un ausilio nello svolgimento delle normali prestazioni lavorative. Tali aiuti vengono prontamente erogati al soggetto invalido a partire dal mese successivo al riconoscimento della sua condizione.

  • Se al soggetto è riconosciuta una percentuale di invalidità inferiore al 33%, viene considerato non invalido, e non ha diritto ai benefici previsti dalla legge.
  • Con una percentuale tra 34 e 45%, al soggetto viene garantita l’opportunità di usufruire di protesi e ausili fisici gratuiti, in base alla diagnosi effettuata dalla commissione medica.
  • Se l’invalidità va dal 46 al 50%, a ciò si aggiunge la possibilità di sfruttare un servizio di collocamento dedicato.
  • Tra il 51 e il 67%, l’invalido viene esentato dalle spese di natura sanitaria, e può inoltre ottenere una tessera regionale di libera circolazione a tariffa agevolata.
  • Un soggetto invalido tra il 68 e il 75% riceve mensilmente un assegno (calcolato in base al reddito), qualora sia privo di impiego stabile e abbia un’età tra i 18 e i 65 anni. Questo genere di aiuto economico non è compatibile con redditi pensionistici simili e, oltre i 65 anni, è sostituito dall’assegno sociale dell’INPS.
  • Se le percentuali sono superiori, il soggetto invalido, oltre a tutte le misure già previste, si vede riconosciuto il diritto alla tessera di libera circolazione gratuita. In questa fascia d’invalidità, il collocamento è da considerarsi obbligatorio, se il soggetto ha la capacità di svolgere una mansione lavorativa.
  • Infine, a chi è al 100% in una condizione di inabilità lavorativa, lo Stato garantisce una pensione di invalidità, alle medesime condizioni degli aiuti economici già menzionati (ovvero, avere un’età tra i 18 e i 65 anni e non superare determinati limiti di reddito). A ciò si aggiunge inoltre l’indennità di accompagnamento: a differenza della pensione di invalidità, l’indennità di accompagnamento non dipende dall’età della persona in questione, né della composizione del nucleo famigliare o da precisi limiti di reddito. Essa spetta di diritto agli invalidi civili totali che, a causa della loro condizione, non sono in grado di deambulare in autonomia ed eseguire i gesti più comuni della vita quotidiana, oppure necessitano di una continua assistenza.

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