Come promuovere un invecchiamento attivo

Gli scenari demografici futuri inducono tutta l’Europa a parlare sempre più di invecchiamento attivo. Ecco che cos’è, come si può promuoverlo e perché è così importante.

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Cos’è l’invecchiamento attivo?

In base alla definizione fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’invecchiamento attivo (o active ageing) è “un processo di ottimizzazione delle opportunità relative a salute, partecipazione e sicurezza, allo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone anziane”.

L’invecchiamento attivo è insieme una politica sociale e una serie di buone norme rivolte agli anziani. Lo scopo è quello di invitarli a mantenere la loro dinamicità anche dopo il pensionamento, e di aiutarli a raggiungere questo obiettivo.

Nel concreto, chi vuole invecchiare attivamente lavora fin quando possibile e, una volta raggiunta l’età della pensione, sceglie di continuare ad aiutare gli altri. Sia nella famiglia, prendendosi cura dei figli e dei nipoti, sia all’esterno, tramite iniziative sociali o volontariato.

Simili finalità richiedono anche la cura di sé, prima ancora che del prossimo. Perciò, l’invecchiamento attivo prevede che l’anziano si mantenga in forma grazie alla pratica dell’attività fisica, a un’alimentazione salutare e al mantenimento delle relazioni sociali. Inoltre, è fondamentale tener sveglia e viva la mente, senza lasciarla riposare troppo: un obiettivo che può essere raggiunto grazie alla partecipazione a corsi di formazione, alla lettura, all’acquisizione di nuove abilità e all’informazione costante.

I 4 pilastri dell’active ageing

Per sintetizzare, potremmo individuare i quattro elementi fondamentali che rendono attivo l’invecchiamento:

  1. salute fisica e mentale, assolutamente imprescindibile per tutto il resto;
  2. sicurezza, in un duplice senso: da un lato, le istituzioni dovrebbero garantire all’anziano, tra i suoi diritti, un ambiente sicuro e un contesto su misura per svolgere le attività che desidera nonostante le difficoltà dell’età; dall’altro lato, l’anziano che vuol essere attivo deve avere fiducia in se stesso, nelle proprie competenze e capacità;
  3. partecipazione nella società, attraverso le attività lavorative o di solidarietà sopra menzionate;
  4. apprendimento continuo: occorre abbandonare l’idea per cui solo i giovani possono imparare qualcosa di nuovo, perché è attraverso la formazione costante che un anziano può mantenersi utile agli altri e salvaguardare la mente.

Come promuovere un invecchiamento attivo

Il ruolo dei servizi sociali pubblici è essenziale per promuovere l’invecchiamento attivo.

Gli anziani, da soli, possono certamente continuare a partecipare in vario modo alla società e a contribuire al benessere altrui. Tuttavia, è solo grazie al servizio pubblico che l’invecchiamento attivo può essere promosso a un livello più ampio, per esempio tramite il supporto di azioni di assistenza e sostegno volte all’integrazione e all’inclusione degli anziani.

Le iniziative europee per l’invecchiamento attivo

L’Unione Europea ha lanciato da diverso tempo delle iniziative per la promozione dell’invecchiamento attivo. Le più importanti sono la “Partnership per l’invecchiamento sano e attivo” e un “Indice di Invecchiamento Attivo”, indicate rispettivamente dagli acronimi EIP-AHA e AAI.

L’EIP-AHA è una piattaforma che unisce i soggetti privati e quelli pubblici a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, allo scopo di stabilire visioni e progetti positivi per l’invecchiamento. Lo scopo della Partnership è quello di definire priorità comuni, rimuovere gli ostacoli all’innovazione e portare su vasta scala l’introduzione di soluzioni moderne per l’invecchiamento.

L’ambito di azione è quello della prevenzione, della salute, dell’assistenza e della cura, nell’ottica di uno sviluppo di una vita autonoma e indipendente per la persona anziana.

L’obiettivo finale è quello di aumentare in due anni (dal 2018 al 2020) la qualità della vita per gli anziani. Per fare ciò, le proposte dell’EIP-AHA comprendono un miglioramento dei sistemi di assistenza sanitaria e sociale, nonché la creazione di nuove opportunità e strategie per le imprese, potenziando la competitività dei mercati per i prodotti e i servizi che rispondono alla sfida posta dall’invecchiamento. La Partnership non prevede nuovi fondi, ma un processo di ottimizzazione dei programmi di finanziamento europei esistenti, utilizzando una nuova metodologia di lavoro che coinvolga i diversi livelli istituzionali e il settore privato.

Quanto all’indice AAI, lanciato nel 2012 da una collaborazione tra organismi europei, esso consiste in una serie di indicatori per misurare l’impatto delle politiche a supporto degli anziani nei diversi Paesi. Per elaborare l’AAI si è fatto ricorso a una definizione di invecchiamento attivo che tiene conto di quattro diverse aree in cui esso può esplicarsi:

  • occupazione retribuita;
  • volontariato o partecipazione sociale;
  • stili di vita indipendenti;
  • fattori ambientali.

Per misurare tali ambiti sono stati individuati ben 22 diversi indicatori, in base ai quali i Paesi UE più virtuosi sono risultati essere Svezia, Paesi Bassi e Danimarca.

La situazione dell’invecchiamento attivo in Italia

In base all’indice AAI, l’Italia è al diciottesimo posto tra i 28 Stati per le politiche sull’invecchiamento attivo; una situazione in peggioramento dalle prime rilevazioni.

Questo perché, in Italia, le politiche per l’invecchiamento attivo sono quasi inesistenti, eccezion fatta per due che, da sole, non ottengono affatto il risultato sperato:

  • il prolungamento della vita lavorativa, ossia l’incoraggiamento rivolto all’anziano affinché continui a rimanere in un rapporto lavorativo;
  • la graduale transizione al pensionamento, per cui chi si approssima all’età pensionabile diminuisce poco per volta carico e orari di lavoro.

Tali interventi non ottengono risultati in quanto vengono poco applicati, e gli anziani hanno la possibilità di rimanere attivi soltanto grazie a eventi ed esperienze organizzati a livello locale e territoriale (da regione, comune, comunità, strutture per anziani o associazioni). Per esempio, esistono percorsi di sport e ginnastica, momenti dedicati al confronto tra generazioni con i più piccoli, oppure incontri di socializzazione tra gruppi. Nulla però che abbia l’ampio respiro di cui ci sarebbe bisogno.

Una proposta di legge sul tema (depositata alla Camera nella scorsa legislatura) intendeva sviluppare delle “Misure per favorire l’invecchiamento attivo della popolazione”. Tuttavia, dopo qualche passaggio nelle commissioni parlamentari, la proposta si è arenata senza risultati.

Ciò che sarebbe urgente è un mutamento di approccio, cultura e mentalità, in un Paese dove gli anziani non sono per nulla coinvolti dal settore pubblico in attività rilevanti, e non sono visti come una risorsa.

Un fatto notevole, specie se si pensa che il welfare italiano si appoggia in buona parte ancora sulla cooperazione tra le famiglie e gli anziani, che per esempio offrono sostegno economico, si occupano del trasporto dei nipoti a scuola o danno una mano con le faccende domestiche.

Perché è importante promuovere iniziative per l’invecchiamento attivo?

L’urgenza di potenziare e promuovere la realizzazione dell’active ageing dipende dal progressivo invecchiamento della popolazione: non a caso, il problema è particolarmente sentito in Europa, dove il tasso di natalità è in continuo calo e la speranza di vita, viceversa, sempre in aumento.

In base alle nostre attuali conoscenze e agli studi in materia, in Europa nel 2060 gli over 65 saliranno dal 20% al 30% della popolazione totale; gli over 80 raddoppieranno, e saranno ben il 12%. Nel frattempo, la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) calerà quasi del 12%.

Un simile scenario è preoccupante: se gli anziani continuano ad essere considerati un peso, potremmo veder crollare il nostro sistema sociale, lavorativo, sanitario e pensionistico a causa dei loro bisogni e delle loro esigenze.

La situazione non è più rosea in Italia, anzi. Gli over 65, che già ora sono mezzo milione in più degli under 20, tra vent’anni potrebbero essere circa 6 milioni in più. Tra meno di 10 anni, gli ultraottantenni supereranno il numero dei loro pronipoti (under 10), e gli ultranovantenni cresceranno quasi di un milione di unità. Attorno al 2050, la popolazione over 65 aumenterà di ben 8 milioni di persone.

Per questo motivo, se gli enti pubblici non si impegnano a favorire l’invecchiamento attivo, ci troveremo tra qualche anno a dover gestire moltissimi anziani che, se giustamente stimolati e sostenuti, potrebbero invece essere a loro volta una risorsa. Un anziano attivo e vivace è una ricchezza per la sua famiglia, il suo territorio e il suo Paese, anche se oggi non ce ne rendiamo sempre conto.

Gli effetti dell’invecchiamento attivo sulla società

Se, dunque, venissero adottate delle politiche a favore dell’invecchiamento attivo, ne deriverebbero molteplici benefici per l’anziano, per la sua famiglia e per la società stessa.

Per quanto riguarda i singoli anziani, il vantaggio dell’invecchiamento attivo è evidente. Il soggetto che si mantiene in forze anche nella terza età continua a sentirsi utile anche se non deve più lavorare, e può trarre da ciò delle nuove prospettive e l’entusiasmo necessario ad affrontare la solitudine e il diminuire della vita sociale. Oltre al piano emotivo, ne beneficiano anche mente e corpo: molte funzioni, che in genere si perdono con l’età, possono essere conservate se tenute in allenamento (p. es. vivacità e curiosità sono ottime per prevenire l’insorgenza di malattie neurodegenerative e demenza).

La famiglia dell’anziano, a sua volta, può beneficiare di questa situazione. Se il nonno o il padre sono in buona salute e vivono bene la loro vecchiaia, questa condizione si riflette sul benessere dei parenti, in primo luogo a livello strettamente emotivo. Per non dire che un anziano pieno di energia può dare un grande contributo all’economia, alla tutela e al mantenimento della famiglia, anche in forme indirette.

Infine, non vanno dimenticati gli indubbi risparmi per l’intera società. L’invecchiamento attivo permette di ridurre enormemente i costi pubblici in relazione all’assistenza (residenziale e domiciliare, sanitaria e sociale). Di riflesso, gli anziani impegnati in una rete di volontariato o nell’aiuto alle loro famiglie permettono in questo modo al settore pubblico di risparmiare ulteriore denaro.

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