Le politiche sociali per i disabili over 65

Il settore pubblico in Italia supporta gli anziani disabili mediante molteplici iniziative e benefici. Resta però il problema dello spostamento del disabile over 65 in strutture diverse da quelle abituali: come stanno rispondendo le regioni?

disabili anziani over 65

Aspetti demografici dell’invecchiamento in Italia

L’Istat, assieme ai dati rilasciati dal settore pubblico nell’ottica di un’amministrazione trasparente, fornisce dei numeri rilevanti sotto il punto di vista del rapporto tra disabilità e invecchiamento.

Da essi si può apprendere che il numero dei disabili in Italia è salito nel 2016 fino 4 milioni e 360 mila, dei quali quasi 3 milioni e 120 mila soffrono di limitazioni classificate come gravi, tali da compromettere l’autosufficienza. Tra questi ultimi, ben 1 milione e 900 mila sono anziani over 65, con una percentuale leggermente più elevata di donne, e molti dei quali in condizioni di relativa povertà.

La normativa italiana che coinvolge i quasi 2 milioni di disabili anziani è stata spesso criticata, in anni recenti, per via della sua eccessiva rigidità. Al compimento dei 65 anni, infatti, una persona portatrice di handicap subisce una sorta di mutamento improvviso nella sua condizione di fronte alle leggi: dalla categoria di “disabile” passa a quella di “anziano”. In entrambi i casi, può ottenere dei contributi e venire legalmente tutelato; tuttavia, si tratta di situazioni diverse, che prevedono forme altrettanto diverse di sostegno economico e di assistenza.

Assieme al compimento dei 65 anni, scattano le procedure per il passaggio dei servizi e delle competenze; l’organismo che prima prendeva in carico la cura di un disabile è costretto a cedere il passo a enti e modalità di tutela del tutto differenti. Si tratta di un cambiamento d’ambiente che comporta troppo di frequente uno squilibrio e un sovvertimento nella vita del disabile, della famiglia o dei suoi tutori legali, e di tutte le persone che si occupavano della sua assistenza. Diversi casi di cronaca anche recenti lo testimoniano.

Si tratta di una situazione che tocca da vicino sempre più persone, e sempre di più ne toccherà negli anni a venire. È noto, infatti, che il miglioramento del sistema di cura, delle strutture sanitarie e del benessere generale comportano un crescente allungamento della speranza di vita, e ciò vale anche per le persone disabili.

I principali campi d’intervento delle politiche sociali

Le politiche sociali italiane che si applicano ai disabili vengono discusse, approvate ed emanate a livello nazionale; tuttavia, la loro esecuzione concreta e la loro progettazione pratica avviene spesso a livello regionale o locale. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi, i servizi offerti alle persone con disabilità, e in particolare ai disabili anziani, variano da una zona all’altra in base a molteplici fattori.

Trasporto e sanità: i settori più positivi

Uno degli interventi più importanti delle politiche sociali in favore dei disabili è senza dubbio quello dei trasporti. I più recenti dati delle indagini Istat hanno confermato come in Italia esista una difficoltà di natura strutturale imputabile alle aziende del settore che impedisce ai portatori di handicap, specie se anziani, di fruire del diritto alla mobilità.

Nonostante questi dati apparentemente sconfortanti, bisogna tener conto del costante incremento della spesa pubblica in favore di tutti i portatori di handicap che sono anche utenti dei servizi di trasporto. Circa il 10% dei fondi che i comuni riservano all’assistenza dei disabili è riservato al trasporto sociale.

Un discorso pressoché simile si può fare per molte altre tematiche su cui le politiche sociali italiane si sono concentrate negli ultimi anni. Così, per esempio, a livello di sanità pubblica si potrebbero ricordare le detrazioni e le agevolazioni spettanti, in base al reddito, ai cittadini che soffrono di una disabilità certificata o ai famigliari che li hanno a carico. Tali benefici fiscali si sommano a pensioni, indennità di accompagnamento e altri bonus di cui le persone disabili possono godere, soprattutto oltre una certa soglia d’età.

Le criticità sugli spazi pubblici e sull’inclusione

I settori più carenti, forse, rimangono quelli relativi all’inclusione sociale e agli spazi pubblici. Quanto a quest’ultimo ambito, le normative in materia di abbattimento delle barriere architettoniche e di supporto alla mobilità, all’accessibilità e alla fruibilità dei servizi si susseguono da anni: basti pensare alla legge 13/1989 (e al successivo D. M. 236/89), che ha disciplinato nel dettaglio il settore, o all’Atto Europeo di Accessibilità. Tuttavia, l’attuazione delle normative è comunque lenta e irregolare.

Poi, relativamente al problema dell’inclusione sociale, dell’integrazione e del supporto alla qualità della vita dei disabili, si registra un’assenza di coordinazione tra il livello nazionale e quelli locali.

Esistono iniziative particolari, in genere coordinate dal comune, da una rete di associazioni del territorio, dalla protezione civile o dalla regione, con una programmazione di eventi basati sullo sport, sul turismo e su altre attività per la promozione dell’integrazione dei disabili.

Però, talvolta, i disabili e i loro famigliari sono lasciati soli; soprattutto, non appena il disabile compie 65 anni, viene spostato in strutture di accoglienza diverse da quelle in cui probabilmente aveva vissuto per lungo tempo.

Questo problema è tuttora il principale in molte zone d’Italia, anche dopo che la recente legge n. 112/2016 sul “Dopo di noi” ha tentato di migliorare la situazione attuale. Al comma 2 dell’articolo 1, è stabilito che essa “disciplina misure di assistenza, cura e protezione in favore delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento”.

La relatrice della legge alla Camera, Elena Carnevali, ha spiegato che grazie a questa norma “le persone con disabilità grave non hanno più questa sorta di ‘orologio anagrafico’ ma, se inseriti nei progetti della legge 112, non potranno più essere considerati ‘anziani’, ma vedranno assicurata la loro continuità di vita dentro il progetto appropriato che è stato scelto”. Nonostante ciò, la situazione rimane ancora precaria, e le regioni applicano queste disposizioni in maniera molto diversa e discontinua.

Alcune iniziative regionali

Sui disabili over 65, dunque, il problema più sentito rimane quello dello spostamento dalle strutture per disabili a quelle generiche per anziani. La differenziazione regionale in merito si continua a mantenere fortissima: mentre in alcuni casi sono stati messi in atto dei progetti all’avanguardia, in altri la situazione rimane precaria.

Sicilia

Notevole, in senso negativo, è la situazione siciliana, per la quale le cronache hanno parlato di “deregulation”. Il problema, infatti, dipende dalla mancanza di normative regionali adeguate a recepire quelle nazionali. Alla nuova regolamentazione socio-sanitaria integrata sulle comunità di alloggio per disabili e anziani in grave stato di salute, in programmazione da anni, non è seguita una legge per consentire e garantire l’accesso al fondo unico regionale, previsto dalla Legge finanziaria 2019, e i relativi bandi.

Di conseguenza, le realtà che in Sicilia si dedicano all’accoglienza e al sostegno per i disabili over 65 operano in conformità ai loro mezzi e in mancanza di un riferimento normativo univoco, determinando naturalmente degli ovvi disagi per il cittadino disabile e per la famiglia che lo ha a carico.

Emilia-Romagna

Fortunatamente, la situazione si fa migliore in altre regioni, come l’Emilia-Romagna. Nel 2017, l’amministrazione regionale ha affrontato il tema del trasferimento dei disabili over 65 in base alla richiesta e all’opportunità derivanti dalla legge sul “Dopo di noi”, confrontandosi anche con le parti sociali.

Al dialogo è seguita una delibera che ha lasciato soddisfatti gli interessati: è stato concluso che non esiste alcuna norma che prevede l’obbligo di trasferimento dei disabili over 65 in strutture dedicate, e che “al compimento del 65esimo anno di età i disabili, beneficiari delle misure a valere sul fondo della legge 112/2016, dovranno continuare a beneficiarne in continuità con il loro progetto di vita. I comuni dovranno dunque assicurare continuità di intervento, evitando revisioni del progetto individuale basate esclusivamente sul criterio anagrafico”.

Tale principio ha portato quindi a tener conto non più dell’età quanto soprattutto della bontà del percorso di accoglienza messo in atto. Su questa base sono stati anche sperimentati servizi innovativi, come dei nuclei specifici, all’interno delle strutture residenziali, personalizzati per gli ospiti con disabilità.

Veneto e Toscana

Parimenti virtuose sono le regioni della Toscana e del Veneto. In entrambe è stato stabilito che le persone disabili over 65 hanno facoltà di decideredi rimanere presso le strutture in cui sono residenti.

Così ha commentato l’approvazione della mozione il suo firmatario e presidente della commissione Sanità e politiche sociali toscano, Stefano Scaramelli: “I bisogni legati alla disabilità non si interrompono al raggiungimento dei 65 anni. Serve una norma più flessibile, capace di considerare casi specifici perché l’allontanamento automatico e obbligato della persona disabile dalla struttura in cui è ospitato al raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età, in determinati casi, può risultare nocivo per la complessiva sfera fisica e psichica della persona”.

Quanto al Veneto, le proposte istituzionali di rendere possibile la permanenza dei disabili anziani nelle strutture che già li ospitano sono state subordinate a un percorso di sperimentazione di un anno e alla possibilità di trasferimento in caso essi siano completamente non autosufficienti. La giunta regionale ha specificato che, tra i suoi requisiti, la proposta prevede anche una valutazione multidisciplinare preventiva per i disabili prossimi ai 65 anni, per poter stabilire quale sia il servizio più idoneo per ciascuno.

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