Donne e disabilità: una doppia discriminazione

Il problema della discriminazione multipla delle donne disabili è talmente grave e diffuso da essere stato riconosciuto anche dalla Convenzione ONU sui diritti dei disabili. Come si può intervenire per sensibilizzare le persone e cercare di arginare questo preoccupante fenomeno?

Donne e disabilità una doppia discriminazione

Donne e disabilità: discriminazione multipla

Già il solo fatto di essere donne può esporre le persone al rischio di essere discriminate. Se, oltre ad essere donne, si è anche disabili, la discriminazione, nella quasi totalità dei casi, diventa doppia, e può assumere tante forme diverse.

Le discriminazioni, gli abusi e le violenze perpetrati nei confronti delle donne e delle ragazze disabili avvengono su più livelli della società. Quando una donna è affetta di un qualche tipo di disabilità, infatti, per la società cessa di essere tale: diventa solo una persona disabile, un individuo di genere neutro.

La discriminazione che subiscono le donne disabili viene definita multipla perché, anche quando vengono tutelati i loro diritti di persone diversamente abili, la stessa cosa non avviene con i loro diritti di donne. Il concetto di accessibilità declinato al femminile è talmente astratto e lontano dalla nostra cultura che, spesso, non sfiora neanche la mente delle persone che ne beneficerebbero di più, o in quella di chi lavora nelle associazioni che si occupano della difesa dei diritti dei disabili. Basta riflettere con un po’ di attenzione, infatti, per rendersi conto che, anche quando sono presenti strutture e servizi pensati per i disabili, gli stessi sono pensati e progettati per delle persone di sesso maschile, senza tenere conto delle esigenze che può avere una persona di sesso femminile.

Tale discriminazione non riguarda solo il tema dell’accessibilità, ma è comune a molti ambiti della società. Anche nel mondo del lavoro, in particolare nell’ambito della scuola, si assiste a situazioni di discriminazione multipla delle donne con disabilità.

La stessa cosa avviene anche negli ambiti dove è impossibile ignorare le differenze tra uomini e donne, come quello della salute, dove viene fatto poco e niente per agevolare le donne con disabilità e garantire loro l’accesso anche alle cure più basilari. Così come i desideri e i bisogni delle donne vengono accantonati anche quando si parla di sessualità dei disabili: le ultime, controverse, discussioni sulla necessità di rendere legale la figura dell’assistente sessuale, hanno preso in considerazione quasi esclusivamente solo i desideri e le necessità maschili.

Dati allarmanti

Le donne disabili corrono un rischio maggiore di diventare vittime di abusi, fisici e sessuali, e discriminazioni. È ciò che emerge dai dati ufficiali presenti in diversi rapporti ISTAT e statali raccolti tra il 2014 e il 2015. Essi dimostrano che le donne disabili sono più soggette ad abusi e discriminazioni:

  • il 10% è vittima di stupro (contro il 4% delle donne considerate normodotate);
  • il 31,4% subisce abusi da parte del partner;
  • il 26,4% è vittima di stalking dopo la fine di una relazione;
  • solo il 43,8% viene iscritto nelle liste di collocamento, mentre il 43,2% riesce ad ottenere un avviamento al lavoro presso aziende del settore pubblico o privato;
  • solo il 52,3% riesce a sottoporsi a pap – test (contro 67,5% del resto della popolazione femminile);
  • stessa cosa vale per la mammografia, alla quale riesce a sottoporsi il 58,5% delle donne con disabilità (contro il 75% del resto della popolazione femminile).

Secondo quanto è emerso dai dati raccolti nell’ambito di VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness), un’iniziativa promossa da Differenza Donna e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), il 31% delle donne affette da disabilità subisce episodi di violenza e discriminazione (all’iniziativa hanno partecipato circa 450 donne, compilando questionari anonimi).

Cosa è cambiato nel tempo nel rapporto tra donne e disabilità?

La mentalità che vede le donne disabili come individui neutri e asessuati è stata, ed è ancora, saldamente incuneata tra le pieghe della nostra società, così come lo sono gli abusi perpetrati ai loro danni.

Negli ultimi decenni, tuttavia, si sta assistendo ad un progressivo cambiamento del rapporto tra donne e disabilità.

Il tema della disabilità al femminile sta uscendo dall’oblio in cui è stato relegato per lungo tempo ed è finalmente stato messo al centro di dibattiti e politiche riguardanti l’inclusione.

Sia la società che le stesse donne con disabilità, hanno iniziato a rendersi conto che è importante considerare tutte le caratteristiche della persona. Un disabile non è un individuo senza sesso, personalità, aspirazioni. Un disabile può essere uomo o donna, può voler diventare medico, oppure insegnante, e la società e i governi devono fare quanto è in loro potere per garantire il rispetto delle sue peculiarità.

Da alcuni decenni le istituzioni, specialmente a livello europeo, e diverse associazioni nazionali e internazionali, hanno iniziato ad avere una maggiore consapevolezza del fatto che esiste un fenomeno di discriminazione multipla nei confronti delle donne disabili, e che la lotta contro questo tipo di discriminazione passa anche dal riconoscimento dei diritti delle donne con disabilità. Sta diventando sempre più chiaro che è necessario garantire loro la parità dei diritti non solo in quanto persone affette da disabilità, ma come donne.

Esistono molte storie di donne coraggiose che hanno saputo andare oltre la loro condizione di disabili. È il caso, ad esempio, di Rosanna Benzi, che non si è lasciata fermare dal fatto di essere costretta a vivere all’interno di un polmone d’acciaio. In tempi più recenti abbiamo conosciuto la forza e la tenacia di Bebe Vio, atleta che è riuscita a liberarsi dall’etichetta di disabile; o, ancora, di Francesca Porcellato.

Le eroine, però, non sono solo le donne famose, ma anche coloro che sono riuscite a farsi una famiglia, o a costruirsi una carriera, dimostrando che essere disabili non preclude la possibilità di vivere una vita piena e soddisfacente.

Quali sono gli strumenti di tutela dei diritti delle donne con disabilità?

Dal momento in cui società e istituzioni, in Europa e nel Mondo, hanno avviato il dibattito sulla necessità di tutelare maggiormente i diritti delle donne con disabilità, si è reso necessario anche definire quali sono gli strumenti utili a garantire tale tutela. Gli Stati non possono più evitare di riconoscere che il superamento delle difficoltà che devono affrontare le donne disabili passa anche dall’assunzione di politiche ad hoc.

È dell’anno 1997 il primo Manifesto sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità, poi superato dal Secondo Manifesto, adottato nel 2011, in occasione dell’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità.

Sempre del 2011 è anche la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che dedica un intero articolo, il numero 6, alle donne con disabilità. In questo articolo viene riconosciuta la discriminazione multipla subita dalle persone con disabilità di sesso femminile, e invita gli Stati membri a intraprendere tutte le azioni e le misure necessarie per assicurare alle stesse il diritto di godere di pari opportunità e la piena partecipazione alla vita lavorativa e sociale.

Nel 2018 è stata l’Unione Europea a prendere posizione sulla questione, attraverso la Risoluzione del Parlamento Europeo del 29 novembre 2018 sulla situazione delle donne con disabilità. All’interno del documento viene ribadito che:

  • le donne con disabilità hanno diritto a vedersi garantito il diritto all’istruzione e a ricevere una formazione adeguata, all’assistenza sanitaria, ad avere un’occupazione, alla mobilità, all’autonomia fisica, al matrimonio e ad avere una vita familiare;
  • ognuno ha diritto ad una vita indipendente, perciò le autorità devono sostenere e incentivare con ogni mezzo tale diritto;
  • si devono informare con i mezzi adeguati le donne e le bambine con disabilità in merito ai diritti e ai servizi che hanno a disposizione;
  • le donne hanno diritto a ricevere un trattamento paritario in ambito salariale, senza essere discriminate a causa del genere di appartenenza.

Donne e disabilità: la situazione in Italia

L’Italia è purtroppo uno dei Paesi meno preparati ad affrontare la questione della disabilità femminile.

In Italia è stata ratificata la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità ed esistono delle leggi a tutela dei diritti dei disabili, ma nessuna legge che tuteli in modo specifico i diritti delle donne con disabilità. La situazione non è migliorata neanche con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, perché esso non prevede interventi che riguardino direttamente le donne e le ragazze disabili.

L’unica azione tangibile intrapresa in Italia per tutelare i diritti delle donne con disabilità è la ratifica della traduzione italiana del Secondo Manifesto sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità, effettuata da UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) nel 2019.

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