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Montascale per Anziani e Disabili

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          15 Dic, 2022 | Salute

          Secondo uno studio recente condotto dalla SIGG, Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, oltre il 70% delle persone in età avanzata assume troppi zuccheri. Si tratta di un dato allarmante, a cui gli esperti attribuiscono la colpa per tutta una serie di patologie che sorgono dopo i 70 anni.

          Quando parliamo di zucchero, non ci riferiamo esclusivamente a quello in grani, ma anche a tutta quella serie di alimenti che siamo soliti consumare quotidianamente e che lo contengono.

          Perché lo zucchero fa male? E perché da anziani mangiamo più dolci?

          Il consumo eccessivo di zucchero, oltre a esporre la persona a un maggior rischio di malattie cardiovascolari, comporta un aumento di peso che di fatto impedisce di muoversi senza fatica. In questo senso, servirsi di un montascale per anziani a poltroncina può essere un valido aiuto per chi ha difficoltà motorie e al tempo stesso non vuole rinunciare a spostarsi in modo autonomo e sicuro.

          Anziani e zucchero: cosa cambia dopo i 70 anni

          zucchero dopo i 70 anni

          Gli studiosi hanno osservato che il consumo di zuccheri aumenta con l’avanzare dell’età. Questo avviene perché gli anziani, molti dei quali vivono soli, non seguono un regime alimentare sano e nutriente; ciò si verifica anche perché i dolci gratificano a livello psicologico, donando una sensazione di benessere – merito principalmente dei meccanismi dopaminergici del piacere.

          Inoltre, con l’avanzare dell’età, assistiamo a una riduzione del fabbisogno energetico pari al 10%: questo significa che l’organismo ha un bisogno inferiore di energia, dunque in proporzione l’apporto calorico giornaliero deve diminuire, appunto, del 10%.

          Quindi quante calorie deve assumere una persona anziana dopo i 70 anni?

          Il fabbisogno energetico varia a seconda del sesso: gli uomini, infatti, devono assumere tra 1900 e 2200 kcal al giorno, mentre per le donne l’apporto calorico deve essere inferiore e mantenersi tra le 1600 kcal e 1900.

          Un altro aspetto che è emerso riguarda la percezione dei sapori nelle persone in età avanzata.

          Con il trascorrere degli anni, infatti, si riduce la capacità di avvertire i sapori; questo, dunque, spinge le persone a variare la propria alimentazione, prediligendo alimenti ricchi di zuccheri.

          Si tratta di un argomento che è stato ripreso varie volte dalla SIGG (Società Italiana di Geriatria e Gerontologia), la quale ha dichiarato che più del 70% degli anziani introduce quantità elevate di zuccheri (e anche di sale) per percepirne maggiormente il sapore.

          Alimentazione dopo i 70 anni: quanti carboidrati assumere

          Quando si parla di zucchero è importante fare un distinguo, perché molte persone tendono a confondere (e fondere) zuccheri e carboidrati, attribuendo a quest’ultimi un’accezione negativa e riducendone il consumo. 

          In realtà, tagliare definitivamente i carboidrati dal proprio regime alimentare non solo non è di aiuto, ma può causare delle carenze nutrizionali che con il tempo creano veri e propri deficit.

          I carboidrati, infatti, devono essere pari al 55-60% dell’apporto complessivo; di questi, è bene prediligere i cosiddetti ‘carboidrati complessi’- come pane, riso, pasta integrali – e ridurre il consumo dei ‘carboidrati semplici’, ossia zuccheri.

          Come si comportano i carboidrati complessi? 

          Nel momento in cui consumiamo pane, pasta o riso gli zuccheri contenuti al loro interno vengono rilasciati nel sangue in modo più lento: in questo modo, non si ha un vero e proprio picco glicemico che, nel caso degli zuccheri semplici, possono scatenare una reazione di glucotossicità

          Quest’ultimi, infatti, innalzano i livelli di glicemia e l’organismo, per difendersi, comincia a produrre insulina, incrementando il rischio d’insorgenza di malattie metaboliche, come il diabete. Tuttavia, gli alimenti a base di zuccheri semplici possono essere consumati, ma con moderazione; infatti, il loro apporto complessivo non deve superare il 10%. Dunque, è preferibile consumare dolci durante il primo pasto della giornata.

          E per spezzare la fame a metà giornata? In tal caso, meglio prediligere frutta, senza però eccedere perché anch’essa contiene zuccheri.

          Come cambia il metabolismo nelle persone anziane

          Quando si raggiunge una certa età, il metabolismo si cambia. Infatti, nel corso della vita il metabolismo affronta due fasi: anabolica e catabolica

          In età giovane, prevale la fase anabolica che di fatto contribuisce alla crescita e allo sviluppo di ogni persona – a prescindere dal sesso -, invece, durante la senilità domina quella catabolica. 

          Il catabolismo è un fenomeno chimico che dà origine a una degradazione chimica delle sostanze ingerite e causando, dunque, un rilascio di energie a discapito della massa muscolare.

          Secondo i dati forniti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in tutto il mondo il numero delle persone affette da obesità è raddoppiato negli ultimi quarant’anni. L’obesità è considerata una patologia, proprio per via degli effetti e delle conseguenze che comporta.

          Zuccheri e Alzheimer: quale correlazione?

          L’Alzheimer è una malattia neuro degenerativa che colpisce principalmente la popolazione anziana. 

          Negli ultimi anni, gli studiosi hanno cercato di capire se esiste una correlazione tra l’Alzheimer e il consumo di zuccheri semplici e, stando a quanto è stato pubblicato sulla rivista European Neuropsychopharmacology, l’insorgenza di questa malattia sarebbe favorita dalla risposta che il metabolismo dà con l’insulina prodotta per smaltire lo zucchero. 

          Questo, dunque, causerebbe uno stress ossidativo e una maggiore resistenza all’insulina – come accade nei soggetti affetti da diabete di tipo due.

          Sempre secondo i ricercatori, quando un paziente è affetto da squilibrio metabolico si creano delle anomalie molecolari tipiche in coloro che sono affetti da Alzheimer. Ed è proprio in virtù di questi risultati che i medici sono sempre più convinti che ci sia un legame tra zucchero e demenza e che intervenire seguendo un’alimentazione sana è attualmente l’unica via percorribile per ridurre le possibilità di esserne affetti.

          Nel 2003 l’Università di New York ha condotto un’indagine che ha fatto emergere come il metabolismo degli zuccheri crei deficit di memoria nelle persone avanti con l’età. 

          Il Center for Brain Health, Department of Psychiatry, infatti, ha visto delinearsi un degradamento dei meccanismi di regolazione del glucosio in volontari di età compresa tra 60 e 76 anni; oltre a ciò, è emerso che questo causava un deterioramento delle funzioni cognitive, oltre a un vero e proprio deficit di memoria.

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